28 dicembre 2009

I libri del 2009


Giovanni Amatuccio (a cura di)
Il Corpus normativo templare
Congedo Editore
In oltre 500 pagine, l'edizione critica dell'intero Corpus normativo dell'Ordine del Tempio. Basata sulla collazione di tutti i manoscritti esistenti, tra cui alcuni non conosciuti dal de Curzon, l'opera presenta un'attenta ricostruzione dei testi condotta secondo rigorosi principi filologici, con un’accurata traduzione italiana corredata da note di commento storico. In assoluto, il miglior compendio riguardante la Regola. Voto: 10/10

Pino Cangemi
Templari – Il segreto dei segreti
ECIG
Se volete tuffarvi nel mondo delle favole e viaggiare con la fantasia fino agli albori della civiltà umana, se siete pronti ad assimilare qualsiasi storiella vi venga propinata, questo è il libro che fa per voi. Viceversa, se avete intenzione di conoscere seriamente chi erano i Templari, rivolgete la vostra attenzione a testi completamente differenti. Voto: 3/10

Bianca Capone Ferrari
Alla ricerca delle mansioni templari - Italia Centrale e Meridionale
Edizioni Federico Capone
Dopo l’ampio excursus sull’Italia settentrionale, l’autrice completa le sue decennali ricerche con un prezioso volume sulle mansioni templari installate nel resto della penisola.
Alla prof.ssa Bianca Capone, indiscussa pioniera degli studi sul Tempio in Italia, il più sentito ringraziamento per quanto insegnatoci nel corso di tutti questi anni. Voto: 8/10

Paolo Cavaleri
I Cavalieri Templari
Hobby & Work Publishing
Un testo che tenta di tracciare in modo ampio la storia dei Templari senza però focalizzarne i reali connotati, indulgendo ad argomenti che con essi nulla hanno a che vedere. Voto: 4/10

Giuseppe Cinquegrana
Segni templari nella Calabria medievale
Adhoc Edizioni
Simpatico volumetto, che vorrebbe indagare sulla presenza templare in Calabria. Purtroppo, niente di nuovo rispetto al poco già conosciuto. Di segni veramente templari, poi, neanche l'ombra. Voto: 5/10

Alessio Coletta
I Templari in Abruzzo
Pu.Ma. Editore
Ottimo lavoro, questo di Alessio Coletta. Ricco di riferimenti e chiaro nell'esposizione, può considerarsi una vera rarità nel campo delle ricerche sull'ordine in terra d'Abruzzo. All'autore, un incoraggiamento a proseguire. Voto: 7/10

Luciano Del Vecchio
Tropea, orme medievali. Tracce templari tra storia e leggenda
Meligrana Giuseppe Editore
Ennesimo tentativo di indagine in un territorio, quello calabrese, da sempre ostico per chi volesse ricercarvi tracce templari. Piacevole nella lettura ma non adeguatamente supportato da evidenze documentali. Voto: 6/10

Barbara Frale
I Templari e la sindone di Cristo
Il Mulino
Nonostante l'interesse e il clamore suscitati, questa nuova fatica di Barbara Frale ci ha lasciati, in una certa misura, insoddisfatti. Se è verosimile (come noi riteniamo) che i Templari detenessero la Sacra Sindone, ci aspettavamo al riguardo elementi più sostanziali. In breve, un'opera che lascerà probabilmente delusi molti lettori avvezzi alle vicende rossocrociate ma che può rappresentare un valido inizio per chi volesse avvicinarsi a letture sull’argomento. Voto: 7/10

Lorenzo Giacchero
Rocca di Sion. Arenzano templare, Rensen come Rennes
HastArenzano
Tra le ultime uscite del 2009 registriamo questo insolito libro di Lorenzo Giacchero, studioso di storia arzanese. Prendendo spunto dalla ricerca di vestigia templari nella zona, l’autore si avventura nell’analisi degli indizi acquisiti, che indirizzeranno, via via, l’indagine su piste connesse all’esoterismo, con singolari riferimenti anche alla conosciuta vicenda di Rennes-le-Chateau. Voto: 6/10

Domenico Lancianese
I Templari - Setta esoterica. Filosofia e segreti dell'Ordine del Tempio
Atanor
Formulare un giudizio ci sembra del tutto inutile. Un libro che, già nel suo titolo, si commenta da sè. Voto: 2/10

Tullio La Sala
I Poveri Cavalieri del Tempio (Vol. III) - Una doppia identità. Il segreto, i miti e le leggende
FirenzeLibri
Atto finale della trilogia inaugurata nel 2006, questo terzo tomo può senz'altro essere considerato un'inutile appendice ai precedenti volumi, che avevano rivelato, al contrario, una certa confidenza con la materia. Voto: 4/10

Paolo Mencacci
I Templari a Lucca. L'affascinante storia attraverso gli antichi documenti conservati negli archivi lucchesi
Pacini Fazzi
Paolo Mencacci, socio dell’Accademia Lucchese, studioso ed autore di diverse opere sulla storia locale, indaga gli aspetti della presenza templare nel territorio attraverso i documenti conservati negli archivi lucchesi, presentati per l’occasione in appendice al testo. Degna di nota la prefazione del prof. Franco Cardini. Voto: 8/10

Margherita Pasquale
La chiesa templare di Ognissanti
Landriscina Editrice
Tema di questo agile fascicolo è la rinomata chiesa di Trani, descritta ed analizzata nei significati dei simboli presenti soprattutto nel portale d'ingresso. Ma appartenne veramente ai Templari? Voto: 6/10

Gianfranco Pirodda
La chiesa templare di San Pietro di Nora
Edizioni Condaghes
Partendo dalla chiesetta di San Pietro di Nora, l'autore prosegue le sue indagini sull'architettura templare in Sardegna. Belle le fotografie. Voto: 8/10

Vito Ricci
I Templari nella Puglia medievale
Edizioni dal Sud
Annunciato da tempo, ha finalmente visto la luce questo eccellente lavoro sui possedimenti del Tempio in terra di Puglia. Ricci, già noto per le sue ricerche sull'argomento, mette a punto il frutto dei suoi studi, presentandolo in maniera organica e coerente. Voto: 8/10

Roberto Romano
I Templari. Soldati di Cristo o soldati del demonio?
Edizioni Periferia
Un testo, a detta dello stesso autore, senza alcuna velleità, che passa in veloce rassegna i diversi aspetti della vicenda templare. Voto: 5/10

Lilia Allamprese / Antonella Pellettieri / Emanuele Vernavà / Canio Franculli / Gianni Glinni 
Normanni e Templari tra nord Europa e sud Italia
EditricErmes
Breve raccolta di atti relativi al convegno “Normanni in terra di Lucania”, tenutosi a Forenza il 5 giugno 2008. Voto: 5/10

AA. VV.
Il Messale dei Templari di Reggio Emilia (con DVD)
Odisseo - Fondazione Pietro Manodori
Senza alcun dubbio, la più bella e importante uscita dell'anno (insieme al Corpus normativo, di cui si è già accennato). Un'opera che mancava, considerata la rilevanza del reperto, e che va quindi a colmare, per merito della Fondazione Manodori, una grave ed evidente lacuna storiografica. Un bellissimo volume, in cui testi e immagini si fondono elegantemente. Complimenti. Voto: 10/10

AA. VV.
Gli Ospedalieri in Sardegna e l'eredità dei Templari
La Riflessione
Apprezzabile raccolta di ricerche a cura dell'A.R.S.O.M. (Associazione Ricerche Storiche sugli Ordini Militari). Voto: 7/10

AA. VV.
Il codice di pietra. Un viaggio nell'ermetismo medievale tra Cavalleria, Graal e Templari
Hermatena
Ponderosa antologia delle relazioni presentate al Convegno Internazionale di Studi “Il Medioevo Svelato”, svoltosi a Savona il 20/21 ottobre 2007, in cui trovano spazio accenni interessanti ma anche teorie tra le più discutibili. Voto: 6/10

AA. VV.
Atti del XXVI Convegno di Ricerche Templari
Penne e Papiri
Insieme degli atti del convegno LARTI 2008. Particolarmente pungente la parte riguardante i falsi e le inesattezze nella ricerca templare. Voto: 8/10

AA. VV.
I primi 10 Convegni della L.A.R.T.I. - III volume
Edizioni Federico Capone
Per chi non ha avuto modo di reperire le prime dieci raccolte, ecco il volume contenente gli atti dei convegni VI, VII e VIII. Voto: 8/10

4 dicembre 2009

I Templari in Italia



Non si sa con precisione quando l’Ordine del Tempio si insediò in Italia. Gli storici sono discordi: chi ritiene quale primo insediamento italiano Messina nel 1131, chi S. Maria dell’Aventino a Roma nel 1138, chi S. Maria del Tempio in Milano nel 1134.

Comunque, si può dire che intorno al 1130 ebbe inizio l’espansione dell’Ordine nella nostra penisola.

Fedeli al loro voto di proteggere i pellegrini e i luoghi santi, i Templari costruirono precettorie e magioni lungo gli itinerari medievali più frequentati dai pellegrini e dalle armate crociate che transitavano per l’Italia e raggiungevano gli imbarchi per la Terrasanta.

Li troviamo, dunque, sulle grandi arterie consolari romane, allora ancora in uso: la Francigena o Romea con le sue diramazioni, che dalla Francia raggiungeva Roma, ricalcando tratti della Cassia, dell’Emilia, ecc.; la litorale Aurelia, che arrivava anch’essa a Roma; l’Ongaresca, che in alcuni punti sfruttava la Claudia Augusta e le strade del Norico; l’Appia, che conduceva all’importantissimo porto crociato di Brindisi. Merita una menzione particolare la Postumia, sia per l’alto numero di insediamenti templari su di essa stanziati, sia per una sua importante caratteristica, quella di essere la sola strada che, attraversando l'Italia settentrionale da ovest ad est, consentiva di raggiungere i porti d'imbarco, e di proseguire il viaggio via terra, lungo la penisola balcanica fino a Gerusalemme.

L’Ordine aveva diviso il territorio italiano in due province templari: l’Italia (più spesso denominata semplicemente Lombardia), che comprendeva le regioni centro settentrionali e la Sardegna, e la Puglia, che comprendeva le regioni meridionali e la Sicilia.

Ogni provincia aveva un maestro, dal quale dipendevano numerosi precettori delle case templari. Talune precettorie erano delle vere e proprie fortezze. In tali case il precettore aveva il titolo di comandante e sotto di lui militavano non solo cavalieri e sergenti templari, ma anche cavalieri ausiliari laici. In diversi casi i Templari furono preposti dal papa, o da autorità civili, al comando di fortezze. Il castello di Monte Cocozzone, nei pressi di Civitavecchia, fu comandato per circa vent’anni da frate Paolo della Milizia del Tempio.

L’importanza delle case italiane era legata soprattutto a due fattori: la posizione geografica rispetto alle terre crociate e la presenza del papa sul territorio nazionale.

La posizione geografica della penisola italiana era quanto mai invidiabile, tenendo conto in primo luogo dei molti porti e, come già accennato, del notevole sviluppo della viabilità, che consentiva di limitare al minimo il pericoloso tragitto via mare.

La vicinanza della Sede Apostolica favoriva l’Ordine, che beneficiava di donazioni e di privilegi; inoltre, la stima e la considerazione del pontefice davano lustro e potere ai Templari. Essi avevano notevoli insediamenti nei porti di Venezia, Genova, Pisa, Brindisi, Messina, Civitavecchia, eccetera. Altre sedi prestigiose erano quelle situate in zone strategicamente importanti (Asti, Milano, Treviso, Verona, Moncalieri, Osimo), o poste su grossi incroci stradali (Bologna, Piacenza, Perugia, Matera, Potenza).

Santa Maria dell’Aventino in Roma, data la sua vicinanza alla sede papale, era il centro strategico-politico dell Ordine in Italia, sebbene alcuni storici siano più propensi a considerare di maggiore importanza il complesso templare di Bologna, dove si svolsero numerosi capitoli italiani. Come nel resto d’Europa, anche da noi i Templari erano suddivisi in: cavalieri (nobili), fratelli d’arme o sergenti (liberi), fratelli di mestiere o serventi (liberi o affrancati) e cappellani. Gli schiavi facevano parte del bottino di guerra, ma venivano impiegati nel solo Regno di Gerusalemme e nella penisola iberica.

Ogni precettoria o magione era amministrata in modo da essere, non solo autosufficiente, ma tale da produrre un soprappiù in derrate alimentari, denaro e bestiame da mandare ai fratelli combattenti.

Il reclutamento della milizia templare (combattenti e non) era in genere locale, anche se spesso alcuni elementi venivano inviati, a seconda delle necessità, presso altre precettorie o in altre province. Nel Regno di Sicilia vi erano molti cavalieri francesi, soprattutto negli incarichi di responsabilità. Lo stesso Guillaume de Beaujeu, prima di diventare Gran Maestro dell’Ordine, era stato precettore delle regioni meridionali. I Templari italiani, nei due secoli di vita dell’Ordine (1119-1312), ricoprirono importanti ruoli sia ecclesiastici che politici. Alti dignitari ebbero prestigiosi incarichi presso la Santa Sede. Furono «cubiculari», «ostiari», tutte mansioni di fiducia attinenti alla persona del pontefice, ambasciatori della Santa Sede presso altre potenze straniere, custodi di tregue, esattori per conto del papato della decima saladina (la tassa della crociata) e delle altre decime ecclesiastiche.

Anche i nobili feudatari e le libere repubbliche marinare si servirono di templari come ambasciatori, tesorieri, depositari di ingenti somme di denaro, di preziosi e perfino di sacre reliquie. Molto spesso erano chiamati come garanti nell’esecuzione di lasciti testamentari. I Templari italiani instaurarono ottimi rapporti con i liberi comuni del settentrione, tanto da essere chiamati a ricoprire cariche pubbliche, quali podestà e consiglieri comunali. Si cita, come esempio, fra’ Rolando Bergognino, precettore delle case del Tempio di S. Egidio di Testona (poi Moncalieri), di S. Martino della Gorra, di S. Margherita di Torino e di S. Leonardo di Chieri, il quale fu eletto podestà del comune di Savigliano (Cuneo).

Dagli insediamenti del regno latino di Gerusalemme e dal contatto con civiltà più progredite, come l’araba e la persiana, i Templari portarono nelle loro case europee nuove conoscenze ed una disponibilità a trattare con popoli di culture e religioni diverse. La complessità delle loro operazioni finanziarie ed il potenziamento delle attività minerarie, insolite a quell’epoca, ci inducono a pensare che utilizzassero sia la matematica che la chimica, apprese dagli Arabi. A questo proposito giova ricordare che, con tutta probabilità, l’Ordine iniziò lo sfruttamento delle miniere di allume sui Monti della Tolfa, nel Lazio. Anche sulle Colline Metallifere, in Toscana, si ricorda l’esistenza della casa templare di Frosini, presso Montesiepi.

L’influsso dei disegni geometrici delle moschee arabe è ben visibile negli affreschi della chiesa templare di S. Bevignate, in Perugia, ed in alcuni tratti del portico della chiesa di Tempio di Ormelle di Oderzo.

I Templari contribuirono alla manutenzione di strade e ponti e diedero con la loro flotta impulso ai commerci e alla marineria. Buona parte delle navi dell'Ordine, in servizio sulle rotte dell'Adriatico meridionale, svernava nel porto di Brindisi, dove venivano calatafate e rimesse in sesto per riprendere il mare con i convogli di primavera. Nel nord Adriatico la flotta templare sfruttava i porti della Repubblica di Venezia.

Per quanti si posero sotto la loro protezione, l'Ordine del Tempio fu garanzia di sicurezza e di giustizia, ed al suo riparo essi prosperarono. Quando la persecuzione si abbatté sui suoi membri, nel 1308, anche i vescovi italiani ebbero l’ordine dal Papa di istruire dei processi inquisitoriali, ma ben pochi furono gli arresti.

In Italia esistono i documenti degli interrogatori che ebbero luogo nella primavera del 1310 negli Stati della Chiesa (Viterbo, Penne, Chieti, Palombara Sabina) e nel regno di Sicilia (Brindisi).

Il processo più straordinario fu quello presieduto dall’inquisitore Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna, nel 1311, che esaminò diversi cavalieri delle precettorie di Bologna e di Piacenza, trattandoli con giustizia ed equità e assolvendoli tutti perché risultati innocenti. Questo fu l’unico processo in cui in Italia non fu usata la tortura. A nulla valsero le invettive e le pressioni del papa, Rinaldo fu irremovibile, e la sua fu l’unica voce ecclesiastica che osò sfidare Clemente V, assolvendo un ordine che era stato, finché visse, il baluardo della cristianità e del papato.

Il pontefice, non soddisfatto dell’andamento dei processi italiani, pretese nuovi interrogatori, imponendo agli arcivescovi inquisitori l’uso della tortura. Rinaldo da Concorezzo rifiutò di nuovo, invece gli inquisitori della Toscana accettarono. In questo nuovo processo, svoltosi a Firenze e a Lucca nel 1312, i Templari confessarono sotto tortura ogni peccato loro imputato nei 127 articoli d’accusa.


Da “Guida all'Italia dei Templari”
di B. Capone, L. Imperio, E. Valentini
Edizioni Mediterranee

21 novembre 2009

Edizione economica de "I Templari"



I miti e le ricostruzioni romanzesche che ruotano intorno ai templari non si contano più: dalla misteriosa fondazione dell'ordine alla vita quotidiana dei cavalieri (compresa la loro attività sessuale), dalle favolose ricchezze accumulate alla feroce persecuzione da parte di re e papi, dal terribile supplizio di Jacques de Molay ai gruppi e sette che ancora oggi si richiamano a quella eredità, ogni aspetto della storia dei cavalieri del Tempio ha generato misteri e suscitato sfrenate fantasie.
I templari non affascinano solo i cacciatori di tesori e i maniaci del complotto: anche gli storici hanno seguito le loro tracce, portando alla luce una vicenda più appassionante di molti romanzi. Negli ultimi anni documenti inediti e nuove letture hanno illuminato diversi aspetti dell'epopea del più celebre ordine cavalleresco medievale.
In seguito a queste scoperte, Alain Demurger, che già aveva scritto un autorevole studio sui templari, ha sentito la necessità di dare una nuova organica sistemazione a tutte le informazioni finalmente disponibili.
"I templari" racconta una vicenda appassionante, arricchendola di particolari e interpretazioni inedite. Unisce la precisione del grande studioso con la facilità di una narrazione avvincente, e soprattutto la capacità di fare chiarezza su uno dei grandi misteri della storia, separando la realtà dalla leggenda.

17 ottobre 2009

Intervista al Cav. Luciano Fortunato Sciandra


Egregio Cavaliere, lei è conosciuto come uno dei maggiori esperti italiani di templarismo. Da quanti anni si occupa di questa materia?
Sono ormai trascorsi oltre 33 anni, da quando lessi il primo libro sui Templari, "Il rogo dei Templari" di Georges Bordonove. Appunto da allora ho iniziato le mie ricerche, documentandomi sempre più, andando a visitare "de visu" siti e resti di ciò che è arrivato a noi da quei tempi di alta spiritualità, gloriosi ed irripetibili, e consultando numerosi testi, italiani e non, in biblioteche ed in archivi di istituzioni pubbliche e private.

A suo parere, quali sono gli storici più accreditati ed attendibili da indicare a chi volesse avvicinarsi a tale argomento?
Oltre a Georges Bordonove, appena citato, Laurent Dailliez e soprattutto Alain Demurger. Non trascurerei il Cibrario, Gaetano Lamattina e la monumentale opera sui processi di Jules Michelet.

Quali testi consiglierebbe?
Per una rapida e corretta conoscenza, "I Templari" di Laurent Dailliez, "La tragedia dei Templari" di Georges Bordonove e "Vita e morte dell’Ordine dei Templari" di Alain Demurger.

Quali sono gli errori più ricorrenti a proposito dei Templari?
- sincretismo religioso, ignorando che essi combattevano militarmente i nemici di Cristo;
- precursori della massoneria, dimenticando il loro cattolicesimo integrale;
- adoratori di idoli o del cosiddetto "baphometto", l'essere androgino, condensato di conoscenza occidentale e orientale pre-cristica, che è soltanto un'invenzione del rinascimento;
- ideatori di un nuovo sistema di vita politico-sociale, economico-finanziario ed anche religioso, ignorando che essi erano frati (oratores), ma soprattutto cavalieri (bellatores) di Cristo e per questo combattevano, senza concedere quartiere ai Suoi nemici. Ed in Suo Nome morivano, ricevendo il meritato riposo per aver combattuto la buona battaglia;
- sopravvivenza dell’Ordine del Tempio dopo la sua soppressione del 1312, dimenticando che da buoni cristiani e ferventi cattolici ubbidirono all’ordine imperativo del Vicario di Cristo, a cui avevano giurato "fidelitas et oboedientia iusque ad mortem", entrando così in altri ordini o tornando semplicemente alla vita laica;
- depositari della "sapienzalità templare", un concentrato di gnosticismo, catarismo, filosofie orientali ed altre assurdità simili.

Pensa che tali errori derivino da una scarsa conoscenza della materia o c’è dell’altro?
Credo che siano valide entrambe le ipotesi. Sia perchè alcuni scrittori, senza documentarsi sull’attività reale dei cavalieri, si sono ispirati a teorie formulate nel rinascimento, durante l’illuminismo o all’epoca della nascita del positivismo, del relativismo e del modernismo. Sia perchè, altri, hanno cavalcato la teoria della cosiddetta "vendetta dei Templari" contro la Corona e la Tiara, esaltando, in modo predeterminato, la teoria del complotto votato, in temi prettamente demagogici, alla formazione "dell’Uomo Nuovo" in un "Nuovo Ordine Mondiale".

Qual è la situazione "italiana" riguardante gli studi sul Tempio?
Ricercatori e studiosi seri, sia accademici che autodidatti sono pochissimi. Possiamo citare Franco Cardini, Barbara Frale, Simonetta Cerrini, Fulvio Bramato. Poi ci sono gli associati della LARTI, la Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani. Tra questi, ricordo con particolare piacere Bianca Capone, Enzo Valentini e Loredana Imperio. Gli scrittori che invece si cimentano senza preparazione e senza aver effettuato ricerca seria sono innumerevoli. In questa categoria ci sono i "romanzisti" che, inneggiando al "mistero" dei Templari e al loro "tesoro", suggeriscono teorie tra le più strampalate. Poi ci sono i cosiddetti "ricercatori di tracce templari", che le vedono e le trovano anche dove i cavalieri non sono mai passati, interpretando graffiti, disegni, sculture e manufatti, accostandoli a simbologie esoteriche che non erano appannaggio dei cavalieri templari.

La domanda che molti si pongono è quella su una eventuale prosecuzione dell’ordine dopo il 1312. Lei cosa ne pensa?
Da quella data ci sono stati alcuni personaggi (religiosi e non, ma sempre esclusivamente cattolici) che, ispirandosi al modello di vita dei cavalieri templari, hanno istituito organizzazioni simili con nome diverso. Andando a ritroso nella storia, si noterà che ogni volta che la Chiesa di Cristo aveva bisogno di "frati-combattenti" essi apparivano, dimostrando che, in estrema riservatezza, esistevano ed operavano "a maggior gloria di Dio".

In "due parole", chi erano i Templari?
Erano uomini che avevano rinunciato agli agi del mondo, vivendo esclusivamente in funzione della morte terrena per la vita eterna, avendo giurato fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo ed al Suo Vicario in terra, il Sommo Pontefice. Essi non potevano essere altro che cristiani cattolici, in quanto appartenenti alla vera Chiesa di Cristo, che è quella Romana e quindi Latina. Basta leggere il famosissimo "Ego Promitto…", uno dei pochissimi documenti veramente autentici che sono sopravvissuti ai roghi e alle distruzioni, per capire chi erano i Templari.

Esistono dei santi templari?
Esistono molti eroi templari.

Cosa ne pensa della dichiarazione di Barbara Frale a proposito della Sindone, probabilmente detenuta dai Templari?
Alla dottoressa Frale va il riconoscimento per le sue ricerche e puntualizzazioni storiche. La Santa Sindone è stata certamente portata in occidente dai Templari, per il semplice motivo che essi erano "Commilitones Christi" e quindi avevano il diritto di possederla, in quanto difensori della Terra Santa e delle reliquie di Nostro Signore, in nome e per conto di Santa Romana Chiesa. Va altresì evidenziato che erano i più grandi esperti di reliquie dell’epoca.

E del famoso documento di Chinon?
Alla Frale il merito per il suo grande lavoro ma, direi, tanto rumore per nulla. Difatti, i soliti incompetenti hanno subito inneggiato alla scoperta (sic!) di un "perdono" papale, senza però documentarsi. Il documento di Chinon, già conosciuto dagli addetti ai lavori, in quanto reso pubblico negli anni '20 del secolo scorso, è sì un atto di perdono, ma solo dopo il sacramento della Confessione. La Chiesa perdona ma il delitto è punito comunque, qualora vi sia. Ma qui si apre però un'altra discussione.

Abbiamo sentito parlare di questa sua nuova iniziativa. Cosa può dirci del CREST e soprattutto quali sono gli obiettivi?
CREST è l’acronimo di CENTRO RICERCHE E STUDI della TRADIZIONE. Questa organizzazione ha l’obiettivo di effettuare ricerche su tutta la Tradizione, per consolidarne i valori e tramandarli alle generazioni future.

19 settembre 2009

La gallina dalle uova d'oro



E' divenuto ormai fatto abituale occuparsi di Templari senza averne titolo o quantomeno la competenza. Sempre più spesso leggiamo, infatti, di conferenze e convegni tenuti in ambiti del tutto inappropriati, con la presenza di personaggi che farebbero meglio a dedicarsi ad altre attività.

Accade così che anche il venditore di mantelli e spade, neo-templare pataccaro, si improvvisi storico esperto di un qualcosa di cui non ha capito un accidente. O che illustri professionisti, come medici, avvocati e quant'altro, si cimentino in una materia che richiede invece sacrificio, dedizione, assiduità e soprattutto disinteresse.

Che dire, ad esempio, di quell'individuo che scarica documenti da internet (in un sito di giochi di ruolo!) e, senza verificarne minimamente la fonte e la veridicità, li inserisce poi in volumi dati alle stampe?
Che tristezza...

Ecco, quindi, che in ogni dove si organizzano manifestazioni prive di basi, sfruttando la memoria dei martiri del Tempio e coinvolgendo qualche storico di professione, chiamato per l'occasione carpendone la buona fede.
Poi, magari, a questo storico sarebbe prima opportuno porgere delle scuse, viste le precedenti contestazioni ricevute da docenti sbarbatelli e patetici esoteristi.

Auguri.

5 settembre 2009

Magnus Ordo in Ecclesia



Templarii erant magnus ordo in Ecclesia et erant milites strenui Beatae Mariae; et destructus fuit ille ordo tempore Clementis papae ad provocationem regio Franciae.
Et sicut audivi ab uno, qui fuit examinator causae et testium, destructus fuit contra justitiam; et mihi dixit, quod ipse Clemens protulit hoc: “Et si non per viam justitiae potest destrui, destruatur tamen per viam expedientiae, ne scandalizetur charus filius noster, rex Franciae”.

Alberico da Rosciate

19 giugno 2009

I Templari e la sindone di Cristo


Barbara Frale
“I Templari e la sindone di Cristo”
Il Mulino - Collana “Intersezioni” - pp. 272


I Templari, l'ordine religioso-militare più potente del Medioevo, con tutta probabilità per un certo periodo custodirono la sindone oggi conservata a Torino. Venerato nel più rigido segreto e conosciuto nella sua reale natura solo dai maggiori dignitari dell'ordine, il telo era conservato nel tesoro centrale dei Templari, che avevano fama di essere autorità nel campo delle reliquie. In un'epoca di confusione dottrinale diffusa in gran parte della Chiesa, la sindone per i Templari rappresentava un potente antidoto contro il proliferare delle eresie. Seguendone l'itinerario nel corso del Medioevo l'autrice procede anche a ritroso nel tempo, fino agli albori dell'era cristiana, aprendo una prospettiva nuova sulla controversa reliquia.

Barbara Frale, storica ed esperta di documenti antichi, è ufficiale dell'Archivio Segreto Vaticano. Studiosa dei Templari e delle crociate, ha scritto "L'ultima battaglia dei Templari" (Viella, 2001), "Il papato e il processo ai Templari" (Viella, 2003) e "I Templari" (Il Mulino, 2004; trad. inglese, francese, spagnola, portoghese, polacca e ceca).

www.mulino.it

1 giugno 2009

Il Beauceant

Il Beauceant, il caratteristico vessillo del Tempio, oltre ad essere raffigurato nei modi più disparati e fantasiosi, viene il più delle volte erroneamente riportato con il campo bianco sottoposto a quello nero. Ciò è estremamente sbagliato anche da un punto di vista teologico, poichè è la bianca confraternita a sottomettere il nero avversario.

Un conforto, in questo senso, ci giunge da uno degli splendidi affreschi della chiesa di San Bevignate di Perugia, in cui, esempio unico al mondo, è ancora possibile scorgere il Beauceant nelle forme e colori originali.


Come si può notare, la parte bianca è dominata dalla croce rossa dell'ordine, contrariamente alle strampalate ricostruzioni dei soliti incompetenti di turno che collocano la croce a cavallo delle due porzioni (oltretutto invertite).


Per completezza, è necessario precisare che nell'affresco di Perugia è raffigurato il vessillo minore, in dotazione ai commendatori per l'utilizzo in battaglia, da non confondersi col gonfalone vero e proprio, più grande e privo di croce, che precedeva il grosso dell'esercito templare nei suoi spostamenti.

16 maggio 2009

Templari e Massoneria



“Molti fiumi d’inchiostro sono corsi sulle pagine della storia: molti studiosi hanno voluto dire la loro sulle tragiche vicende dei Templari e, per renderle ancora più suggestive, ecco aggiungervi che la Massoneria ebbe origine da loro e proliferò nel mondo per fare giustizia delle ingiustizie patite dai Templari, quasi che quegli infelici, mortificati nello spirito e nella carne, tormentati dalla fame e dalla sete e, infine, avviliti dalla solitudine, avessero il tempo di trasmettere ad altri i segreti misteri e le iniziazioni esoteriche – ma quali? – perchè dalle ceneri dell’Ordine, dannato dalla distruzione, sorgesse e fiorisse la Massoneria, una setta tanto diversa per etica, costumi e religione: l’opposto dello spirito del glorioso Tempio”.

Gaetano Lamattina
(da “I Templari nella storia”, 1981)

1 maggio 2009

Il Corpus normativo templare



Il Corpus normativo templare

Edizione dei testi romanzi con traduzione e commento in italiano

a cura di Giovanni Amatuccio

Congedo Editore, 2009


A distanza di circa un secolo e mezzo dall’unica edizione critica – quella ottocentesca di Henri de Curzon - questo libro raccoglie in oltre 500 pagine una nuova edizione critica del Corpus normativo del Tempio: Regola, Statuti (Retraits), Consuetudini ecc.
Basato sulla collazione di tutti i manoscritti in volgare – tra cui alcuni non conosciuti da Curzon – l’opera presenta una ricostruzione critica del testo condotta secondo rigorosi principi filologici, con un corposo apparato di varianti, che danno la possibilità di valutare passo per passo le scelte operate nell’edizione. A fronte del testo francese ricostruito è stata redatta un’accurata traduzione italiana corredata da note di commento storico a pie' di pagina. Il libro si presenta, quindi, come un nuovo insostituibile strumento per quanti vogliano conoscere e approfondire la vita e le usanze dei Cavalieri del Tempio.

Giovanni Amatuccio è nato il 27 maggio 1955 a Salerno, dove vive e lavora. Laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico, è Dottore di Ricerca in Storia Medievale. E' dipendente del Ministero dei Beni Culturali dal 1980. Collabora con la cattedra di Storia Medievale dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Collabora con l'associazione di ricerca di Archeologia Sperimentale "Paleoworking" e con la rivista "Arcosophia".

18 aprile 2009

Incompetenza

Ancora in riscontro alla numerose manifestazioni di apprezzamento per i nostri articoli riguardanti le ricorrenti castronerie evidenziate in diverse pubblicazioni di pseudo-storia templare, vogliamo questa volta offrirvi un piccolo esempio di quanto una maggiore competenza in materia sia determinante per evitare di scrivere idiozie.

Lo spunto ci viene offerto da quello che è da sempre considerato il più celebre dei sigilli templari.
Tralasciando volutamente ogni considerazione sul senso simbolico dei due cavalieri, soffermiamo per ora la nostra attenzione sugli scudi dei militi.


In alcuni dei migliori testi di mitologia templare ci viene rivelato che la simbologia rappresentata sugli scudi stessi non è altro che il “Rays d’Escarboucle”, il “Raggio di Carbonchio”, il cui recondito significato deve necessariamente risultare agganciato all’incorreggibile inclinazione esoterista dei frati-cavalieri.

E’ evidente, però, che i sostenitori di tale teoria non hanno nemmeno avuto l’elementare accortezza di documentarsi.

In araldica, “Raggio di Carbonchio” è il termine utilizzato per indicare la figura formata da una pietra (posta nel centro), da cui si dipartono in genere otto raggi, terminanti il più delle volte con un fiore (giglio).


Ebbene, è mai esistito uno scudo templare di questo tipo? Sembrerebbe proprio di no.
Per quale motivo è stato allora riprodotto in quel modo?

La spiegazione più plausibile è che il disegno stilizzato sullo scudo sia in realtà una semplificazione grafica. Un indizio ci viene dall’illustrazione ove è raffigurata la protezione in uso alle forze templari più o meno nel periodo cui si riferisce il famigerato sigillo.


Come si può notare, lo scudo risulta rinforzato da una struttura centrale sferica e da due bande metalliche che intersecano la croce dipinta.

Perchè, dunque, scrivere cretinate?

4 aprile 2009

Pagliacciate



Desideriamo ringraziare i tanti amici che ci segnalano le varie uscite editoriali di argomento templare.

Alcuni di essi ci hanno chiesto una valutazione su un recentissimo volumetto dal titolo palesemente anti-storico (per non dire blasfemo) e che certamente grida vendetta al celeste cospetto delle centinaia di frati-cavalieri morti in battaglia.
Spendervi un giudizio significherebbe concedere importanza a un testo e soprattutto a uno scrittore non meritevole di considerazione.

L’autore in questione, di sicuro poco competente, non è affatto nuovo nella proposizione di teorie che, basate su argomentazioni prive di fondamento, non hanno alcun principio logico nè riscontro con la storia. I suoi ripetuti tentativi di mettere in correlazione l’Ordine del Tempio con una nota organizzazione sono semplicemente patetici.

Sentiamo quindi il dovere di rassicurare quanti ci hanno sollecitato, ribadendo che tale personaggio non gode di alcun credito, sia in qualità di storico che di semplice esperto in materia, e pertanto le sue opere devono ritenersi inattendibili e degne di essere annoverate nella paccottiglia della peggiore produzione esoterico-mitologica.

22 marzo 2009

Inaugurato lo spazio culturale di San Bevignate



Perugia - Chiesa di San Bevignate

Venerdì 20 marzo - ore 11.00
Inaugurazione del nuovo spazio culturale di San Bevignate

Intervengono:
Renato Locchi | Sindaco di Perugia
Silvano Rometti | Assessore alla Cultura della Regione Umbria
Maria Rosaria Salvatore | Soprintendente ai Beni Archeologici dell'Umbria
Pietro Scarpellini | Docente universitario
Mario Bellucci | Editore

ore 21.00
Concerto “Venite amanti alla festa leggiadra”
Ballate, madrigali e danze del XIV secolo eseguite dall'Ensemble Micrologus.

Sabato 21 marzo - ore 10.00
“Il recupero di San Bevignate e le prospettive future”

Presiede:
Nilo Arcudi | Vicesindaco di Perugia

Intervengono:
Andrea Cernicchi | Assessore alla Cultura del Comune di Perugia
Fabio Bussani | Dirigente Progetti Strategici Beni Culturali del Comune di Perugia
Vittoria Garibaldi | Soprintendente ai Beni Storici e Artistici dell'Umbria

A seguire:
“I Templari tra storia e leggenda”
lectio magistralis di Valerio Massimo Manfredi

ore 21.00
Concerto “Tra sacro e profano dal medioevo al barocco”
eseguito da Armonioso Incanto e da I Madrigalisti di Perugia

Domenica 22 marzo, ore 10.00 - 13.00 / 15.30 - 18.00
Visite guidate al complesso monumentale


Note sulla Chiesa di San Bevignate

La chiesa di San Bevignate, posta lungo la via etrusca che da Perugia conduceva ad Arna e Gubbio, fu iniziata intorno al 1256 per opera dei monaci-cavalieri Templari. Venne dedicata a un eremita locale del V secolo, emblematica figura attorno alla quale, alla metà del Duecento, si concentrarono anche le attenzioni dei seguaci di Raniero Fasani, ispiratore del movimento religioso riformatore dei Disciplinati, ritenuti i fondatori nonché i primi “occupanti” del sito.

Sul finire del XIII secolo, sempre ad opera dei Templari, alla chiesa fu annesso un convento che testimonia il rilievo via via assunto dal sito. Nel 1312, soppresso l'Ordine dei Templari, San Bevignate passò ai cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, sotto il cui controllo, nel 1324, venne istituito un monastero femminile, che vi restò insediato fino al secondo decennio del Cinquecento.

L'austero e vasto edificio in pietra arenaria presenta una pianta rettangolare, con l'abside rialzata sulla cripta. L'interno, a navata unica, è rivestito da intonaci originali, decorati da affreschi eseguiti in diverse epoche, in cui compaiono numerosi motivi simbolici collegabili all'Ordine templare. La rilevanza storico-artistica che questo complesso riveste, ha fatto del monumento il cardine di “Milites Templi”, un progetto internazionale di studio volto alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio templare in Europa.

Il restauro dell'edificio è stato avviato grazie ai fondi regionali per la ricostruzione post sisma del 1997, poi integrati da fondi del Ministero dell'Economia e Finanza, cui ha contribuito anche l'Amministrazione Comunale con risorse proprie. L'intervento di consolidamento delle strutture - che ha tra l'altro portato in luce un ampio tratto di pavimentazione in mosaico di età romana, oltre ai resti di un impianto produttivo per il tinteggio dei tessuti databile tra I secolo a.C. e I sec. d.C. - e il successivo recupero conservativo degli affreschi, sono stati indispensabile premessa alla realizzazione di una prestigiosa sede destinata ad accogliere iniziative ed eventi culturali.

Oltre alla principale funzione scientifica del “Centro di Documentazione sull'Ordine dei Templari”, con la realizzazione di una vera e propria banca dati in grado di mettere in rete siti architettonici, musei, archivi e istituti di ricerca, riferibili alla storia templare, l'ampio spazio della chiesa offrirà, infatti, anche la possibilità di ospitare attività legate alla convegnistica tradizionale, alle esposizioni temporanee, alla didattica, alla musica e a innumerevoli altre attività artistiche.

7 marzo 2009

Missale Vetus ad usum Templariorum



Il “Missale Vetus ad usum Templariorum”, proveniente dalla mansione della Mucciatella (“Isti sunt libri Mocadelis...”), è l’unico manoscritto liturgico di certo uso templare conosciuto in Europa.
Attualmente custodito nell’Archivio Capitolare di Modena, è stato per la prima volta analizzato e approfondito dalla studiosa Cristina Dondi (cfr. C. Dondi, Manoscritti liturgici dei templari e degli ospitalieri: le nuove prospettive aperte dal Sacramentario templare di Modena [Biblioteca Capitolare O.II.13], in "I Templari, la guerra e la santità", a cura di S. Cerrini, Rimini 2000, pp. 85-131).

Il manoscritto, costituito da 221 fogli in pergamena, comprende un calendario liturgico con note obituarie, aggiunte dai frati del Tempio, in cui sono riportati i nomi di tredici maestri generali dell'ordine, oltre a quello di Pietro da Monte Cucco, allora rettore della casa templare di Modena.



Ed è proprio in tale contesto che, per merito della Fondazione Pietro Manodori, va oggi ad inserirsi la realizzazione dello splendido volume “Il Messale dei Templari di Reggio Emilia”.




Attraverso un vasto progetto editoriale, è stata ricostruita la vita quotidiana dell’ordine in Occidente e a Reggio Emilia. Il quadro dipinto a più mani da vari esperti del settore delinea un affascinante affresco dell’ordine monastico-cavalleresco medievale. Un viaggio documentale sulle tracce di ciò che resta dei Templari in Italia e in Terra Santa, che getta nuova luce sulla presenza dei Cavalieri del Tempio in territorio reggiano. La Fondazione Manodori ha accompagnato l’edizione di questo volume con l’intento di contribuire alla diffusione della cultura e della storia locali e, nel contempo, approfondire temi ancora oggi aperti e non sempre di facile lettura.


Vincenzo Valentini porta avanti un’indagine sui Templari in Italia. Il saggio di Danilo Morini approfondisce invece i tratti dei Templari di Reggio Emilia, i loro rapporti con la città e il territorio e che significato avesse la Chiesa di Santo Stefano. Dolores Boretti analizza la cultura alimentare e le valenze simboliche e religiose che assume. Ed è Cristina Dondi, studiosa di testi liturgici e docente all’Università di Oxford, che si avventura nell’interpretazione del testo e del calendario che contiene.


21 febbraio 2009

Il manoscritto di Barcellona



Per studiosi e ricercatori, segnaliamo che sul sito della Bibliothèque Nationale de France è disponibile lo studio di Joseph Delaville Le Roulx riguardante uno dei meno conosciuti manoscritti della Regola del Tempio.

Per il link --> Testi in rete

1 febbraio 2009

Sulle origini di Hugo di Payns


Da qualche tempo assistiamo ad accese discussioni riguardanti una presunta origine italica del fondatore, nonchè primo maestro, dei Poveri Commilitoni di Cristo.
Per la verità, tali dissertazioni appaiono piuttosto sterili, in ragione dell’assenza di validi documenti sui quali incentrare un dibattito serio ed equilibrato.

Gli sparuti sostenitori dell’italianità di Hugo di Payns, da essi ribattezzato Hugone dei Pagani, ancorano i propri convincimenti alle affermazioni riportate nel testo "L'armi overo insegne dei nobili, scritte dal signor Filiberto Campanile, ove sono i discorsi d’alcune famiglie nobili, così spente come vive del Regno di Napoli (in Napoli nella stamperia di Tarquinio Longo. 1610)".

Lo storico seicentesco Filiberto Campanile sosteneva, infatti, che Hugo fosse nato a Nocera dei Pagani, in Campania, e discendesse da un certo Albertino di Bretagna; teoria che verrà successivamente ripresa da Marco Antonio Guarini (che lo suppose addirittura sepolto a Ferrara nella chiesa di San Giacomo), mentre, qualche decennio più tardi, il canonico piacentino Pietro Maria Campi affermerà invece che Hugo fosse nativo di Piacenza.

Il principale elemento di supporto all’ipotesi sopra citata consiste in una lettera del 1103, che sarebbe stata inviata da Hugone dei Pagani a suo zio Leonardo Amarelli, di Rossano Calabro, per comunicargli la morte del figlio Alessandro avvenuta in Terra Santa. Ma il documento in questione, contenuto in un volume manoscritto dal titolo "Libro nel quale si mostra la nobiltà dell'antica fameglia Amarelli", non è altro che una traduzione in copia del 1469, con autentica notarile del 1617.
Domanda: come poteva il notaio verificare che la copia fosse conforme all’originale del XII secolo?

Naturalmente, per chi si occupa di storia templare in modo serio, una testimonianza del genere non può essere considerata una prova credibile.

In ogni caso, escludendo di proposito tutto lo sciame degli odierni “Indiana Jones”, il primo studioso contemporaneo ad occuparsi dell’argomento è stato il prof. Domenico Rotundo nel suo "Templari, misteri e cattedrali" del 1983, per cui la questione è conosciuta da anni e non vi è alcun bisogno di riproporla ogni volta come una scoperta clamorosa.

Pur nell’auspicio di eventuali conferme in merito, è necessario, nel frattempo, attenersi a quanto sino ad oggi evidenziato dalla storiografia ufficiale. La tesi correntemente accettata, circa l’origine francese del primo maestro, è non soltanto univocamente promossa da tutti i maggiori esperti di storia templare, ma fonda le proprie ragioni sui resoconti di diversi cronisti dell’epoca. Noi aggiungiamo pure che tale opinione trova adeguato conforto nel buon senso, ma soprattutto in una serie di circostanze che fanno da cornice ai principali avvenimenti.

Ad esempio, è probabile che Hugo non abbia partecipato alla prima Crociata, ma è certo che svolse incarichi e sottoscrisse atti per il Conte di Champagne, il quale, guarda caso, si unirà in seguito alla milizia templare.
E non fu una coincidenza se, nel 1127, lo stesso Hugo decise di inviare in Francia Andrea di Montbard, insieme al confratello Gondemar (deformazione di Godefroy de Saint-Omer). La missione, oltre che a reclutare nuovi cavalieri, non era forse finalizzata ad ottenere l’interessamento alla causa templare da parte di un certo Bernardo di Clairvaux ? Se Hugo era campano, perchè non rivolgersi ad amici prelati italiani?

E che dire del legame tra il Conte di Champagne e lo stesso Bernardo di Clairvaux?

Come mai Andrea di Montbard, nobile francese (e zio materno di Bernardo), si trova anch’egli a far parte del gruppo originario di Templari?

E come mai le provenienze dei maggiori protagonisti dell’avvio e dello sviluppo dell’impresa templare risultano tutte riconducibili a ben determinate zone della Francia?

Per quale ragione si decise di celebrare il famoso concilio proprio a Troyes? L’elenco dei religiosi presenti, dice niente?

Ed infine, per quale motivo, alla morte di Hugo, la guida dei Templari passò nelle mani del francese Robert de Craon?

A tutte queste considerazioni i supporters della tesi “italiana” non sanno rispondere.
Non solo: devono ancora mettersi d’accordo se Hugo sia nativo di Nocera/Pagani o di Forenza.

24 gennaio 2009

Cartulaire General de l'Ordre du Temple



Per studiosi e ricercatori è disponibile in rete, sul sito della Bibliothèque Nationale de France, la fondamentale opera del Marchese d'Albon.

Per il link --> Testi in rete

6 gennaio 2009

Templari e baggianate



Per chi si occupa di Templari è inevitabile, prima o poi, aver a che fare con la lunga sequela di sciocchezze che aleggiano sulla martoriata storia di questo illustre ordine. Anche il più rigoroso ed attento ricercatore avrà certamente avuto occasione di imbattersi nelle astruse e ridicole teorie che fanno da sgradevole appendice alle gesta dei bianchi cavalieri.

Dopo tutto, non vi sarebbe nulla di male se gli assertori di tali corbellerie non assurgessero abusivamente al ruolo di storici e come tali pretendessero di essere considerati. Non esiste, infatti, alcuna legge che vieti di sparare stupidaggini, fatto salvo il dovere, da parte della storiografia seria ed assennata, di evidenziare strafalcioni e scemenze varie.

Evitando di entrare in particolari, che senz’altro offenderebbero gli artefici di queste assurdità, vogliamo comunque offrirvi un breve catalogo delle principali idiozie che, sempre più spesso, ricorrono nelle strampalate ed indocumentatededuzioni” di questi buontemponi.

Se, ad esempio, avete intenzione di comperare quel libro sui Templari che avete adocchiato in libreria o da qualche altra parte, abbiate cura di verificare che la storia contenuta nel testo si concluda nel 1314. In caso contrario, lasciatelo lì dov’è. Date sempre una scorsa ai vari capitoli, anche attraverso la visione dell’indice.
Qualora il volume dovesse riportare anche una sola delle seguenti scempiaggini, abbandonate senza rimpianti i vostri propositi di acquisto.

I Templari:
- perpetuarono l’Ordine dopo lo scioglimento
- sono i precursori della Massoneria
- miravano all’istituzione di un nuovo sistema socio-politico
- hanno costruito le cattedrali
- sono andati in America
- hanno dato origine alla pirateria
- scavarono sotto la loro sede alla ricerca di “qualcosa”
- avevano un tesoro nascosto
- battevano moneta
- erano amici dei musulmani
- miravano al sincretismo religioso
- non erano cattolici
- erano eretici o dediti a culti pagani
- adoravano il “Baphomet”
- praticavano l’occultismo
- erano alchimisti
- avevano legami con i Catari
- hanno costruito Castel del Monte
- sono implicati nell’affare di Rennes-le-Chateau
- hanno a che fare con Rosslyn
- avevano come motto “Non nobis domine...”
- andavano in due su un solo cavallo
- avevano come patrono San Giovanni Battista
- custodivano il Graal

Le sopra citate fesserie costituiscono, in tutto o in parte, il patrimonio di leggende ad uso e consumo di quei lettori sognatori che sono il bacino di utenza, o meglio le vittime, della nutrita schiera di autori, un po’ furbetti, un po’ in malafede, che affollano l’attuale panorama.
Per non parlare poi di certe trasmissioni televisive, davvero ai confini della fantascienza...